Nel mondo contemporaneo, essere desiderato e essere stimato sono due condizioni profondamente diverse, spesso confuse o addirittura sovrapposte. La distinzione tra queste due dimensioni dell’essere umano, tuttavia, rappresenta una delle chiavi più importanti per comprendere il successo personale e imprenditoriale. Desiderio e stima sono due forze motivazionali che si muovono su piani differenti: se il primo attrae per il fascino e l’apparenza, la seconda affonda le sue radici nella solidità e nell’autentico rispetto.
Per una persona è facile essere desiderata, più difficile è essere stimata.
Essere desiderato è spesso una questione di apparenza e percezione immediata. Si tratta di una caratteristica che colpisce e seduce, basata principalmente sull’esteriorità. Nel mondo imprenditoriale, questo si traduce in aziende che riescono ad attrarre clienti con campagne pubblicitarie aggressive e immagini accattivanti, ma senza necessariamente offrire valore a lungo termine. Pensiamo a certi marchi del mondo della moda rapida (fast fashion), che con le loro collezioni colorate e a buon prezzo riescono a conquistare il desiderio di milioni di persone, ma che non sempre ottengono la stima per la qualità dei loro prodotti o per l’etica del loro operato.
La stima è meno vistosa, meno immediata, ma è durevole e profonda.
La stima si costruisce sulla base della consistenza, dell’integrità e dell’impegno continuativo. Si può prendere ad esempio il caso di aziende come Patagonia che non si limitano a vendere abbigliamento sportivo, ma comunicano costantemente l’impegno verso la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale. Non è solo una questione di essere desiderati per i loro prodotti, ma di essere stimati per il contributo che apportano al benessere collettivo. Patagonia ha raggiunto una posizione dove i clienti acquistano non solo per il prodotto, ma anche per l’ideale che rappresenta: questo è il vero valore della stima.
La differenza tra desiderio e stima emerge anche nelle dinamiche sociali e, in particolare, nella condizione femminile.
Le donne sono spesso poste in una posizione di oggetto di desiderio, sia nei media che nella cultura popolare. La bellezza viene esaltata e la capacità di attirare attenzione è valorizzata, ma tutto questo ha poco a che fare con la stima. Essere stimato implica essere riconosciuto per il proprio valore, per la competenza, per il carattere. Pensiamo a figure come Malala Yousafzai (nell’immagine): una giovane donna che, nonostante l’età, ha guadagnato una stima mondiale grazie alla sua lotta per il diritto all’istruzione. Malala non ha cercato di essere desiderata, ma ha cercato di essere significativa, e questo ha fatto sì che il mondo intero la riconoscesse come una figura di riferimento.
Essere desiderato è relativamente facile: basta seguire le mode, conformarsi a ciò che è percepito come attraente in un dato momento, e si otterrà una buona dose di attenzione. Ma la stima è molto più difficile da conquistare, perché richiede sacrificio, coerenza e valori. Nel contesto aziendale, è facile creare una campagna virale, ma costruire un marchio che sia sinonimo di integrità e affidabilità richiede anni di lavoro costante.
Gli imprenditori, come i grandi leader, devono scegliere se vogliono essere desiderati o stimati. Essere desiderati porta visibilità immediata, ma spesso di breve durata. Essere stimati significa costruire una reputazione che può durare per generazioni, capace di ispirare e di lasciare un’eredità tangibile. La scelta tra il desiderio e la stima definisce non solo il successo personale, ma anche l’impatto profondo e duraturo che si vuole avere sul mondo.
