Quando l’imprenditore sceglie il suicidio: la necessità di un supporto psicologico

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inastinewsIl fenomeno dei suicidi tra gli imprenditori ha da sempre il suo legame più profondo con le crisi economiche. Il sociologo francese Émile Durkheim aveva definito “suicidio anomico” quello che si verifica durante le fasi di recessione economica, quando “viene meno la struttura di regole condivise che sostiene il benessere collettivo”.

In effetti, quando l’economia vacilla, non sono solo i mercati a soffrire, ma anche le persone che trovano nel lavoro la loro principale fonte di identità. Nella cultura imprenditoriale, il lavoro non è semplicemente un mezzo per vivere, ma anche, a volte esageratamente, l’indice di successo, di realizzazione e, in definitiva, di valore personale.

Quando il lavoro crolla, ciò che si sgretola non è solo la base economica dell’individuo, ma anche la sua identità. La perdita del lavoro o il fallimento dell’attività imprenditoriale diventano un colpo diretto all’autostima, con conseguenze devastanti. Per molti imprenditori, il fallimento viene percepito come una sconfitta personale, come se tutto l’impegno, l’ingegno e la perseveranza non fossero sufficienti per superare le sfide del mercato. Questa percezione di “inadeguatezza” diventa insostenibile, soprattutto in una cultura in cui l’equivalenza tra impegno e successo era considerata intoccabile.

Nel mondo delle PMI, la lotta quotidiana contro burocrazia, tassazione elevata, costi crescenti e una concorrenza sempre più feroce è diventata una sfida titanica. Questa lotta costante mina la fiducia in se stessi e può facilmente portare a una situazione nel quale il fallimento economico viene vissuto come sconfitta dell’intera esistenza.

La depressione, che può derivare da queste situazioni di crisi, non è semplicemente un malessere personale, ma un fenomeno che coinvolge l’intero sistema economico e sociale. Quando un imprenditore si trova in difficoltà, la sua vulnerabilità aumenta, e la mancanza di supporto può far precipitare la situazione verso esiti drammatici. Ciò che appare chiaro è la necessità di un supporto che agisca su più fronti: culturale, psicologico ed economico.

Sul piano culturale, è fondamentale promuovere un cambiamento di mentalità che sganci l’identità dell’individuo dal mero successo economico. Percorsi di autostima e autoconsapevolezza possono aiutare gli imprenditori a comprendere che il valore personale non dipende esclusivamente dal successo dell’azienda. Coltivare la capacità di “rimettersi in gioco” è essenziale per evitare che la crisi economica diventi una crisi esistenziale.

Sul piano psicologico, il sostegno emotivo e la consulenza professionale possono fare la differenza. La disponibilità di centri di ascolto e di supporto psicologico preventivo offre agli imprenditori in crisi la possibilità di affrontare i propri sentimenti di frustrazione e inadeguatezza prima che si trasformino in qualcosa di più devastante. Ovviamente non è certo questione di salvare un’azienda, ma di salvare ancor prima la persona che vi sta dietro, offrendo strumenti per gestire lo stress e il peso delle responsabilità.

Infine, sul piano economico, l’accesso al credito e la disponibilità di risorse finanziarie adeguate possono fornire un sostegno concreto. Il potenziamento di fondi di garanzia e di strumenti antiusura può aiutare a prevenire la disperazione derivante dalla mancanza di liquidità e dalle difficoltà di accesso al credito.

La crisi economica non è solo il nome di un fenomeno finanziario, ma rappresenta soprattutto una realtà che tocca profondamente l’identità e il benessere delle persone. Affrontarla significa anche agire a livello umano, fornendo gli strumenti necessari per sostenere gli imprenditori, sia sul piano economico che su quello psicologico, senza mai dimenticare che il valore di una persona non può essere misurato solo in termini di successo economico.

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