Ornella Vanoni senza fine

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Con l’artista milanese se va un altro ritratto indimenticabile della storia musicale italiana

La musica italiana ha perso una delle sue regine più inconfondibili. Ornella Vanoni, l’artista dalla timbrica vellutata e dal carisma ineguagliabile, si è spenta a Milano il 21 novembre 2025, all’età di 91 anni, lasciando un vuoto profondo nel cuore dei fan e nel panorama culturale del Paese. La sua scomparsa, dovuta a un arresto cardiocircolatorio nella sua abitazione, ha segnato la fine di una carriera lunga quasi sette decenni, un percorso artistico che ha attraversato epoche, generazioni e stili, rimanendo sempre fedele a un’identità unica fatta di sofisticata ironia e profonda intensità emotiva.

Nata a Milano il 22 settembre 1934 da una famiglia borghese, Ornella Vanoni si è avvicinata al mondo dell’arte quasi per caso, iscrivendosi alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro. L’incontro con il maestro Giorgio Strehler non fu solo l’inizio della sua carriera teatrale—che la vide recitare in spettacoli come L’Ornella—ma anche l’inizio di una relazione intensa e turbolenta. Fu proprio Strehler a intuire le sue eccezionali doti canore, affidandole nel 1958 l’interpretazione di alcune “Canzoni della mala” milanese, brani cupi e drammatici come Ma mi… e Hanno ammazzato il Mario. Queste canzoni, spesso censurate per i loro temi crudi, la lanciarono nel panorama musicale, conferendole da subito l’aura di interprete fuori dagli schemi, capace di scavare nelle zone d’ombra dell’animo umano.

Gli anni Sessanta segnarono la sua consacrazione come “signora della musica leggera”. La sua relazione tormentata con Gino Paoli diede vita a un sodalizio artistico indimenticabile, culminato con capolavori come “Senza fine” (1961), un inno all’amore eterno e senza limiti che divenne la sua canzone manifesto. Nonostante un matrimonio fallito con l’impresario Lucio Ardenzi, dal quale nacque il figlio Cristiano, e i continui tira e molla con Paoli, Ornella Vanoni ha trasformato il suo travaglio sentimentale in arte, interpretando i brani con una sincerità disarmante. La sua carriera fu un susseguirsi di successi e collaborazioni prestigiose, spaziando dal pop d’autore (memorabile “L’Appuntamento” del 1970) alla musica brasiliana. Il disco del 1976 con Toquinho e Vinícius de Moraes, La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria, è considerato un’opera fondamentale nella diffusione della bossa nova in Italia. Otto partecipazioni al Festival di Sanremo, l’ultima nel 2021 con Vai bene così, hanno costellato la sua vita artistica, dimostrando la sua capacità di rimanere sempre attuale.

Negli ultimi decenni, Ornella Vanoni è stata anche un’icona televisiva, ospite fissa e amata per la sua irresistibile autoironia e la sua lucida schiettezza, in particolare nelle trasmissioni di Fabio Fazio. Nonostante l’età avanzata, ha mantenuto un’attività incessante, tra nuove registrazioni e apparizioni pubbliche, dimostrando una vitalità che sembrava davvero “senza fine”. La sua morte, improvvisa, è arrivata dopo aver espresso pubblicamente, con il suo solito coraggio, pensieri sulla fine della vita. “Non ho paura della morte,” aveva dichiarato in un’intervista, “Capirò quando sarà il momento di andarmene, quando sarò inutile alla vita e la vita sarà inutile per me.” La scomparsa, avvenuta nella tranquillità della sua casa, ha colto tutti di sorpresa, lasciando l’Italia orfana di una voce che ha saputo raccontare come nessun’altra le sfumature della malinconia, dell’amore e della follia. La sua voce, e l’eredità artistica che ha lasciato, continueranno a risuonare, davvero, “Senza fine”.

Ne abbiamo parlato con Nini Giacomelli, sull’inserto lasettimanotamag.it

 

Autore

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    Luca Bonaffini, direttore editoriale della testata QUI MILANO, in qualità di autore e cantautore ha firmato romanzi, testi teatrali e oltre venti album, collaborando con figure di spicco della musica d’autore italiana.