Nel cuore della Provenza: il reattore di fusione nucleare che promette energia pulita e illimitata

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inastinewsNel sud della Francia, un esperimento scientifico senza precedenti prende forma sotto l’attenta supervisione di scienziati e ingegneri provenienti da ogni angolo del mondo. Il progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), in costruzione nella pittoresca regione della Provenza, rappresenta la più ambiziosa impresa mai tentata per replicare sulla Terra la stessa reazione che alimenta il Sole e le stelle: la fusione nucleare.

La fusione nucleare è il processo mediante il quale due nuclei atomici leggeri, come quelli di idrogeno, si uniscono per formare un nucleo più pesante, rilasciando una quantità enorme di energia. Questo è il meccanismo che accende le stelle, compreso il nostro Sole. Riprodurre questo fenomeno sulla Terra promette di fornire una fonte di energia praticamente inesauribile, priva degli svantaggi associati alle tecnologie attuali, come la produzione di scorie radioattive e il rischio di incidenti catastrofici.

A differenza della fissione nucleare, che attualmente alimenta oltre 400 reattori in tutto il mondo e che comporta la divisione di nuclei atomici pesanti, la fusione non genera scorie radioattive a lungo termine. Inoltre, la quantità di combustibile richiesta per la fusione è incredibilmente piccola: pochi grammi di deuterio e trizio, isotopi dell’idrogeno, possono produrre una quantità di energia immensa. In altre parole, con pochi grammi di questi elementi, si potrebbero generare quantità di energia simili a quelle prodotte dalle centrali nucleari a fissione, ma senza le implicazioni ambientali e di sicurezza.

Il progetto ITER è stato formalmente lanciato nel 2006 con la firma di un accordo internazionale a Parigi. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Russia, la Cina, l’India e la Corea del Sud si sono impegnati a collaborare nella costruzione del tokamak, una gigantesca macchina di confinamento magnetico progettata per raggiungere temperature di 150 milioni di gradi Celsius. Questa temperatura, dieci volte superiore a quella del nucleo solare, è necessaria per far fondere i nuclei di idrogeno e liberare energia.
Con un peso stimato di 23.000 tonnellate, ITER sarà il più grande tokamak mai costruito. Tuttavia, nonostante le aspettative altissime, il progetto ha dovuto affrontare numerose difficoltà tecniche e logistico-burocratiche, che hanno causato ritardi significativi e un aumento dei costi da 5 a oltre 20 miliardi di Euro. La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente complicato il calendario, spostando la data del primo plasma, inizialmente prevista per il 2025, a un futuro ancora incerto.

Nonostante le sfide, ITER rappresenta un esempio unico di collaborazione internazionale in un’epoca segnata da tensioni geopolitiche. Più di 35 Paesi stanno lavorando insieme in questo progetto, superando differenze ideologiche e politiche per perseguire un obiettivo comune: fornire all’umanità una fonte di energia pulita e sicura.

Richard Pitts, capo sezione della divisione scientifica di ITER, ha evidenziato come la fusione nucleare sia un “sogno generazionale”, capace di unire Paesi e culture diverse attorno a una visione condivisa del futuro energetico. Questo spirito di collaborazione ha permesso al progetto di resistere alle pressioni internazionali, mantenendo intatta la sua missione nonostante le difficoltà incontrate lungo il percorso.

In un mondo sempre più affamato di energia e preoccupato per il cambiamento climatico, ITER potrebbe rappresentare la chiave per un futuro sostenibile. Se il progetto avrà successo, potrebbe inaugurare una nuova era per l’energia, liberandoci dalla dipendenza dai combustibili fossili e dalle preoccupazioni legate alle scorie nucleari.

Autore

  • quimilano.it

    Giorgio Zanetti, Ingegnere del Politecnico di Milano ed esperto di trasformazione digitale, coordina team internazionali nel settore IT. Unisce competenze tecniche e visione manageriale per analizzare con chiarezza l’intersezione tra imprese, innovazione e dinamiche geopolitiche globali.