Il boom di esportazioni dell’auto elettrica cinese, la reazione dell’Europa e il caso Stellantis in Italia

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inastinewsIl mercato automobilistico globale sta vivendo una trasformazione epocale, con la Cina che emerge come leader nella produzione e nell’esportazione di veicoli elettrici. Nel 2023, la Cina ha esportato 5,22 milioni di veicoli, avvicinandosi ai numeri del Giappone e preparandosi per un possibile sorpasso nel 2024.

Questo successo non è frutto del caso, ma di una visione strategica decennale supportata da massicci investimenti statali e agevolazioni fiscali. A partire dai primi anni 2000, la Cina ha puntato con decisione sull’elettrico, anticipando i trend globali e posizionandosi come un attore dominante nel mercato delle auto elettriche.

Tra sussidi governativi e agevolazioni amministrative, Pechino ha saputo creare un contesto favorevole per i produttori locali, permettendo loro di sfruttare il basso costo della manodopera e delle materie prime per raggiungere una produzione competitiva.

Attualmente, il mercato cinese offre oltre 300 modelli di veicoli completamente elettrici, contribuendo a una sovraccapacità produttiva che si è riversata sui mercati internazionali, innescando una competizione senza precedenti per i costruttori europei.

Le contromisure dell’Europa con l’approvazione dei dazi
Per contrastare l’aggressiva espansione cinese nel mercato automobilistico europeo, l’Unione Europea ha deciso di adottare una politica di dazi sui veicoli elettrici importati dalla Cina, con Le tariffe che vanno dal 7,8 per cento al 35,3 per cento, a seconda del grado di partecipazione delle case cinesi all’indagine, in aggiunta all’aliquota standard del 10 per cento. Resteranno in vigore per cinque anni e non interesseranno soltanto le aziende cinesi, come Byd e Saic, ma anche quelle di nazioni terze che hanno una base manifatturiera in Cina, come la statunitense Tesla.

Questa mossa, votata a inizio ottobre 2024, si propone di equilibrare la competizione e arginare i “sussidi sleali” di cui godono i produttori cinesi. La misura, sebbene supportata da paesi come la Francia, ha incontrato l’opposizione di altri, come la Germania, preoccupata per l’impatto negativo sulle proprie case automobilistiche che molto esposte sul mercato cinese temono un disastroso crollo nelle vendite. Tra le aziende colpite dai dazi europei figurano anche nomi di rilievo come Tesla, BYD e Geely, le cui tariffe variano in base al grado di collaborazione con le indagini europee.

La Camera di commercio cinese presso l’UE ha espresso profonda delusione per la decisione, definendola una misura protezionistica e dai risvolti politici. Nonostante la controversia, l’Europa è determinata a difendere la competitività delle proprie industrie e a evitare che il mercato interno venga travolto dalle esportazioni di auto elettriche cinesi. Resta comunque aperta la possibilità di una soluzione negoziata, anche se i margini sembrano ad oggi minimi.

La situazione Stellantis in Italia
Nel contesto della sfida globale per la mobilità elettrica, Stellantis si trova ad affrontare questioni complesse legate sia alla competizione con i produttori cinesi che al quadro normativo europeo. In audizione al Parlamento italiano lo scorso 11 ottobre 2024, Carlos Tavares, CEO di Stellantis, ha espresso chiaramente la necessità di regole stabili e di incentivi mirati per sostenere la transizione all’elettrico.

Tavares ha sottolineato come l’azienda sia pronta a rispettare le scadenze europee per l’elettrico, ma che la stabilità normativa è imprescindibile per una pianificazione efficiente a lungo termine. La competizione con la Cina, che gode di costi di produzione inferiori del 30%, rappresenta una sfida diretta: i produttori europei, inclusa Stellantis, si trovano a dover affrontare un aumento inevitabile del 40% nei costi di produzione dalla natura stessa delle tecnologie alla base dell’auto elettrica.

Un altro nodo cruciale è il costo dell’energia in Italia, che resta tra i più alti d’Europa, raddoppiando quelli di Paesi come la Spagna e compromettendo la competitività del settore automotive. Per Stellantis, la risposta risiede negli incentivi statali per sostenere la domanda di auto elettriche: senza il supporto governativo, la crescita del mercato rischia di arrestarsi bruscamente.

Tavares ha quindi evidenziato l’importanza di una collaborazione tra industria e politica per creare un ecosistema favorevole, in cui il futuro dell’automobile elettrica sia non solo possibile, ma anche desiderabile per consumatori e produttori. In questo contesto, Stellantis ribadisce il suo impegno per la sostenibilità, ma chiede alle istituzioni di fornire strumenti concreti per affrontare le sfide di una transizione che, se mal gestita, potrebbe mettere a rischio l’intero comparto industriale europeo.

Tavares, che nel 2026 lascerà Stellantis, è stato pesantemente contestato in aula dai parlamentari. Le critiche si sono concentrate sull’assenza di un progetto chiaro per aumentare la produzione e ridurre la cassa integrazione, mentre le richieste di incentivi sono state viste come una strategia passiva, senza azioni concrete per garantire un rilancio industriale.

 

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  • Si occupa di contenuti su economia, impresa e dinamiche aziendali. Contribuisce ad analisi e approfondimenti rivolti al mondo delle aziende e dei mercati.